Associazione Italiana per la ricerca sulla distonia: “per il botulino è arrivata l’ora del riscatto”

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Il botulino torna prepotentemente alla ribalta nella ricerca per il trattamento degli spasmi muscolari. L’Associazione Italiana per la ricerca sulla distonia. “Per la tossina botulinica è arrivata l’ora del riscatto.  – scrivono sul loro sito – Nota come uno dei potenti veleni in natura e responsabile di intossicazioni dall’esito spesso mortale, negli ultimi venti anni si è messa al servizio della medicina ed oggi è impiegata con successo nella cura di vari disturbi.

Il primo utilizzo della tossina botulinica a scopi terapeutici è stato Aiteb3effettuato negli anni Ottanta, in America, nel trattamento dello strabismo congenito. Da allora, grazie alle ricerche sempre più approfondite, la sua applicazione si è estesa ad un’ampia gamma di disturbi neurologici, tanto che attualmente molti centri in Italia ricorrono al suo incredibile potenziale per trattare una serie di distonie, dal blefarospasmo (e connessa cecità funzionale) al torcicollo, o ancora per combattere mal di schiena, contrazioni muscolari deformanti e tremori. In base a recenti studi e sperimentazioni, inoltre, la tossina botulinica sta dando buoni risultati anche nella cura delle cefalee tensive e nel trattamento delle rughe. A cento anni dalla sua scoperta, lo straordinario potenziale del clostridium botulinum è stato “piegato” alle esigenze della ricerca medica e farmacologica. In che modo ? Volgendo a finalità curative la sua azione sui muscoli.

La paralisi flaccida conseguente alla tossinfezione è il risultato di un blocco della trasmissione dell’impulso nervoso a livello delle giunzioni nervo-muscolo e di un mancato rilascio del neurotrasmettitore responsabile della contrazione muscolare. In sostanza, è stata sfruttata la capacità della tossina di rilasciare i muscoli per curare quei disturbi, come la distonia, caratterizzati da una loro contrazione forzata. Naturalmente, le dosi utilizzate in medicina non sono tali da provocare effetti indesiderati : la dose letale per un essere umano è tra le 3.000 e le 30.000 U (unità), quelle impiegate dai medici non superano mai le 200 U”.

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