Il botulino blocca la fibrillazione atriale dopo il bypass

CuoreIl botulino viene in aiuto al cuore. Iniettato direttamente nel grasso cardiaco, nei cuscinetti adiposi epicardici, durante gli interventi di bypass coronarico riduce per più di un anno il rischio di fibrillazione atriale, patologia che colpisce oltre il 30% delle persone che si sottopongono a questo intervento. Lo conferma uno studio preliminare di Evgeny Pokushalov, professore di medicina presso la State Research Institute a Novosibirsk, in Russia. Lo studio è stato presentato alla Heart Rhythm Society a Boston.

“Il botulino è un veleno”, ha spiegato Evgeny Pokushalov. “Può essere pericoloso. La nostra ricerca è iniziata più di un anno fa sugli animali. Poi abbiamo completato una sperimentazione pilota su 60 pazienti in due ospedali. I risultati confermano che possiamo usare il botulino in maniera preventiva per  evitare qualunque fibrillazione atriale dopo l’intervento.”

L’obiettivo principale di suo team era testare l’efficacia del botulino per ridurre il rischio di fibrillazione atriale durante il periodo critico post intervento, da una a tre settimane. “Questo è il momento di rischio più elevato”, ha detto.

Lo studio è stato condotto su 60 pazienti che avevano una storia di fibrillazione striale già prima dell’intervento intervento chirurgico. A una metà dei pazienti è stato iniettato del botulino direttamente nel grasso cuore durante l’intervento chirurgico, all’altra metà un placebo. Non ci sono state complicazioni per nessuna dei due tipi di iniezione.

Solo il 7 per cento dei pazienti che hanno ricevuto il botulino  ha continuato a sperimentare la fibrillazione atriale durante il periodo cruciale uno-a-tre settimane dopo l’intervento, contro oltre il 30% di quelli che non l’hanno avuto, che, inoltre, hanno avuto anche attacchi di fibrillazione atriale ricorrenti nel corso dei 11 mesi dopo l’intervento. Al contrario dei pazienti a cui è stato dato il butulino  che non hanno avuto nessuna fibrillazione atriale durante lo stesso periodo di tempo.

“Occorre continuare a sperimentare, ma idati che già abbiamo sono buoni e potrebbero portare ad un grande cambiamento sulla gestione dei pazienti che si sottopongono a un intervento chirurgico a cuore aperto.  – ha detto Pokushalov – Potremmo persino essere in grado di utilizzare questa tecnologia dopo qualsiasi tipo di intervento chirurgico invasivo, soprattutto per i pazienti ad alto rischio per la fibrillazione atriale.”

 

 

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