La stampa a difesa della chirurgia plastica

Il-burqa-di-carne-e-il-monsignore-1La voce di New York si schiera a difesa della chirurgia plastica. “Non è più cristiano comprendere, invece di condannare?” – scrive Valter Vecellio in un recente articolo. “Si può anche scendere nel terreno che monsignore sembra voler percorrere: e cioè che chi vuole un naso migliore o qualche ruga in meno sia una persona con un fondo di insicurezza interiore, con un disagio figlio di chissà quale vicissitudine; ma se così è, che senso ha “sferzare”? Non sarebbe più opportuno e utile lavorare sulle ragioni di questa insicurezza, di questo disagio? E comunque, se un intervento di chirurgia estetica può far sì che una persona stia meglio con se stessa, perché deve essere condannata e la si addita come vittima di un “burqa di carne”?

Ad ogni modo quella che colpisce è l’infelice equiparazione: “burqa di carne”. Certi paragoni sarebbe meglio non farli; anche monsignore certamente sa cosa sia, cosa rappresenta, il burqa. Non si dovrebbe banalizzare così la tragedia che il burqa costituisce e significa per milioni di donne; al loro carico di sofferenza e dolore non si dovrebbe aggiungere l’oltraggio di queste parole.

Ancora: perché volendo esprimere la sua contrarietà per la chirurgia estetica che circoscrive al caso di qualche ragazza che intende rinforzare il suo seno, non si citano anche altri esempi? La chirurgia estetica per ringiovanire, per migliorare il proprio aspetto (e resta da spiegare cosa vi sia in ciò di negativo), non è solo prerogativa femminile. Non c’è solo la donna che a un dato momento della sua vita può desiderare un seno più florido, un sedere meno schiavo della legge di gravità. C’è un esempio che dovrebbe perfino essere inutile fare: quello di un signore ricco e famoso, un leader politico avanti con gli anni, che da anni si tinge in modo vistoso i capelli, se li è fatti trapiantare, il cui viso ha sottoposto a ogni tipo di lifting, una maschera di cerone e fondotinta… anche lui rientra nella categoria del “burqa di carne”? Perché non si è fatto l’esempio di quel ricco politico, e si è fatto quello della ragazza diciottenne? Forse non sarebbe inutile interrogarsi sul perché un lifting femminile, equivale a “un burqa di carne”, mentre se lo stesso lifting riguarda un uomo questo burqa non lo si evoca”.

 

 

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